La chiamano presentazione. Quella che per prima cattura o meno la curiosità di un disattento lettore. Quella che non sono mai stata capace di fare. Mi risulta difficile descrivermi, forse perché sono sempre stata una grande accumulatrice e catalogatrice di dettagli, ma per vocazione avversa e incapace alla sintesi.
domenica 23 novembre 2014
AD UN RAGAZZO
Marco,
la vita ti ringhiava contro
come un mastino feroce,
quando decidesti per l’ultima volta
di voltare le spalle alla purezza.
Chissà i prati quel giorno,
se ti dovevano sembrare spogli
oppure troppo, dolorosamente, umidi,
per il tuo cuore così diseccato.
Chissà di che colore era il cielo
quando ti congedasti dalla vita,
se era celeste e sorridente
o se i tuoi occhi lo percepivano
più grigio e minaccioso.
E poi chissà le cime dei monti,
se ti parevano aguzze o arrotondate
o forse solo troppo inaccessibili,
troppo fredde e distaccate.
Chissà poi le nuvole, con le loro sfumature,
se ti dovevano sembravano accecanti
cosi com’erano, trafitte dal sole,
o ti parevano semplici portatrici
di nuove, amare, consapevolezze.
Chissà quanto rumore
facevano quel giorno i tuoi pensieri,
e chissà se i fiocchi di neve riuscivano a coprirli,
con il loro candore malinconico.
Chissà infine se era il tempo,
a scandire quei tuoi passi
così rallentati da una precoce vecchiaia…
Ora posso pensare:
chissà quanto ti sono mancate le parole,
in quel gelido angolo di solitudine…
Un giorno, camminando per la via,
chissà se riconoscerò il tuo profilo
nei contorni addormentati della città di notte,
chissà se riconoscerò la tua allegria strappata
nei giochi distratti di un bambino…
Chissà.
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